Storia

Come nasce l’Appello Donne e Media

Appello Donne e Media nasce nel novembre 2009, quando Gabriella Cims, quale responsabile dell’Osservatorio sulla direttiva europea “Servizi di Media Audiovisivi” presso il Ministero dello Sviluppo Economico, chiede alle massime Istituzioni un forte cambio di passo nell’uso dell’immagine femminile nei mezzi di comunicazione nazionali. La richiesta è inviata assieme ad un piano nazionale ben preciso di riforme per una rappresentazione non stereotipata delle donne, che si basa sostanzialmente su quattro cardini:

  1. la riforma della Rai, con modifiche sostanziali al Contratto di Servizio pubblico, per l’introduzione di una policy di genere nella Tv di Stato;

  2. l’adozione di un Codice deontologico Donne e Media, valido per tutti i mezzi di comunicazione, oltre che per Ra, in linea con i codici di cui si sono dotati la stragrande maggioranza dei paesi europei,(cfr “libro Bianco “Women and Media in Europe” 2006);

  3. l’insediamento di un Comitato Donne e Media per il monitoraggio e controllo del codice ma anche per attivare un piano nazionale di formazione di genere per le scuole, per giornalisti, autori televisivi, registi, pubblicitari;

  4. l’armonizzazione delle norme vigenti nei paesi dell’Unione, per uno Standard Europeo Donne e Media.

  5. Il tutto si basa su una decisa riaffermazione del Merito quale criterio selettivo, per uomini e donne, per accedere ai mezzi di comunicazione: storie da raccontare, esperti cui dare la parola, opinionisti, dovranno essere selezionati con maggiore attenzione al merito che ciascuno ha espresso nel proprio campo d’azione.

L’iniziativa viene subito pubblicata da Rainew24 e raccoglie, attraverso la campana web del quotidiano on-line, key4biz.it, attraverso i numerosi dibattiti che si susseguono su tutto il territorio nazionale, il sostegno di migliaia di persone, di un’ampia rappresentanza parlamentare, della pubblica amministrazione, dell’imprenditoria, dei consumatori, dell’economia e della finanza, dell’università e della ricerca scientifica, della magistratura, dell’avvocatura e delle associazioni storicamente impegnate nell’affermazione dei diritti delle donne. La prima e più importante risposta giunge dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con un messaggio pubblico di sostegno all’iniziativa.

Il primo cardine è diventato una realtà, con la riforma del Contratto di servizio pubblico radiotelevisivo che sancisce ogni tre anni i doveri della Rai nei confronti dei cittadini. I tredici nuovi articoli proposti dall’Appello Donne e Media sono stati infatti approvati e pubblicati sulla G.U. del 27 giugno 2011, e dunque vincolanti ai sensi degli artt. 45 e 49 del Testo Unico della Radiotelevisione (decreto leg.vo 177-31/07/2005). Per la prima volta con il Contratto, Rai, la Tv pubblica italiana, si impegna ad una programmazione “rispettosa della figura femminile e della dignità umana, culturale e professionale della donna” e a dare avvio a “un nuovo corso per una rappresentazione realistica e non stereotipata delle donne anche al fine di contribuire a rimuovere gli ostacoli che di fatto limitano le pari opportunità”, assicurando “una più moderna rappresentazione della donna nella società, valorizzandone il ruolo”, come oggi recitano l’articolo 2, commi 3 e 3p. La Presidente Rai, Anna Maria Tarantola, ha stigmatizzato “la nuova linea editoriale, definendola la policy di genere” con cui l’azienda si è impegnata nel Contratto di servizio, inviando una lettera alla promotrice dell’Appello in cui afferma che occorre “proseguire sul percorso di bilanciamento della rappresentazione delle donne in ogni ambito sociale”.

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